Le opportunità della Tunisia sono tutte da cogliere al volo

venerdì 30 ottobre 2009

TUNISI - L'Italia è il secondo partner commerciale della Tunisia (dopo la Francia), ma potrebbe fare di più e, contestualmente, ottenere di più da un Paese che, dopo decenni di politica economica lungimirante, ha costituito una base solida su cui costruire nuovi progetti, alleanze, intese.

L'economia tunisina, è stato più volte ribadito nel corso del workshop organizzato a Tunisi dall'Apreime, con la partecipazione di esportatori e imprenditori italiani e di rappresentanti delle agenzie governative - Utica e Fipa -, ha in questo momento un grande potenziale di attrazione per capitali o partnership.

Un'economia che aspira a diventare una certezza per tutto la sponda Sud del Mediterraneo e anche per l'Africa sub-sahariana in virtù di una piattaforma logistica che, a regime, movimenterà anche prodotti non solo locali. Il perché si trova soprattutto nelle condizioni che sono state determinate per fare arrivare investimenti.

A cominciare dalla forza lavoro che costa da un quinto a un decimo rispetto a quella europea e che, dicono gli imprenditori italiani che già lavorano qui, è capace, laboriosa e, cosa che alle autorità tunisine piace, se interrompe il rapporto con la società italiana, si porta dietro un prezioso patrimonio in termini di formazione da "spendere" nella propria terra.

Il costo del lavoro, poi, ha medie molto basse e, di conseguenza, di grande interesse per gli investitori stranieri: si va dai 140 euro al mese (per 48 ore settimanali) per un operaio e, via via, passando anche per gli impiegati amministrativi (220 euro), fino ai 320 euro al mese per un tecnico specializzato.

Costi ai quali occorre aggiungere i contributi, sulla cui erogazione le autorità tunisine sono molto attente.

Ma è anche la legislazione fiscale a essere potenzialmente interessante per nuovi investimenti perché prevede condizioni favorevoli per chi lavora nel settore delle esportazioni e per la totale libertà negli investimenti e nei movimenti di capitali.

Le agevolazioni per le società totalmente esportatrici, pur se nel 2010 sparirà l'esenzione totale dalle imposte (arriveranno comunque a un più che accettabile 10%) , sono consistenti e anche forse inattese per un soggetto "made in Europé" , che può conservare il regime di contribuzione che ha determinato fuori dalla Tunisia. Ma ci sono altri incentivi, come quelle per l'introduzione di nuove tecnologie.

Una offerta che, peraltro, deve essere considerata in termini complessivi, tenendo conto anche dei costi energetici, molto contenuti rispetto all'Europa.

L'economia è, quindi, stabile - come confermano le agenzie internazionali di valutazione - e si accompagna a una eguale stabilità in politica, consolidatasi sotto la importante presenza del presidente Ben Ali che, in carica da più di 22 anni, tra poche settimane dovrebbe - quasi certamente in termini plebiscitari - ottenere un nuovo mandato quinquennale.

Socialista e, da sempre, molto amico dell'Italia, Ben Ali ha affrontato una sfida difficile, quella di fare uscire la Tunisia dai vincoli di una economia quasi bidimensionale (turismo ed agricoltura) per farne un Paese aperto, all'insegna della convivenza e del dialogo, ma tenendo ben dritta la barra della sicurezza.

Lo Stato c'é e si vede: gendarmi e agenti ovunque, ma senza invasività molesta, se non forse per gli automobilisti, non sempre disciplinati, ma a perenne rischio multe anche per la presenza di autovelox che incutono timore. (fonter ansa)

 


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