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Il Mediterraneo e' opportunita' di sviluppo non solo per l'Europa, ma soprattutto per un Sud che sia capace di cogliere l'occasione offerta dalla nuova centralita' del bacino legata all'affacciarsi all'economia globale di Cina e India insieme ai paesi membri dell'Unione. E' questo in sintesi la conclusione del convegno promosso dal Banco di Napoli su "Il Mezzogiorno nel Mediterraneo, con e per l'Europa" sulla base di una ricerca curata da Intesa Sanpaolo su undici paesi del Sud del Mare Nostrum .
Oggetto dell'indagine, presentata da Gregorio De Felice, chief economist di Intesa- Sanpaolo, Algeria, Marocco, Tunisia, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Libia, Siria, Mauritania e territori palestinesi, tutti paesi che negli ultimi anni hanno avuto un tasso di crescita media del 4,2% dal 1995 al 2007, superiore alla media europea (2,4%) e una prospettiva di Pil al 5%. L'Italia, con 50 miliardi di euro di volume di interscambio, copre una quota significativa dell'import-export con l'area. In particolare, importa da questa regione circa il 40% dei minerali energetici acquistati all'estero ed esporta circa l'8% delle macchine e degli apparecchi meccanici venduti all'estero. Il Sud Italia, poi, esporta verso il Sud del Mediterraneo dopo i prodotti petroliferi (60% del totale delle esportazioni), prodotti della filiera metalmeccanica (17%) e poi alimentare, chimica, moda.
A sottolineare come con l'ingresso sui mercati di Cina e India il Mediterraneo abbia riacquistato centralita' nello sviluppo economico e' il presidente del Banco Napoli Enzo Giustino. "La globalizzazione dell'economia e la stessa crisi finanziaria ed economica hanno poi rafforzato questa tendenza - aggiunge - Napoli e il Mezzogiorno devono cogliere questa opportunita' e avere un ruolo economico-finanziario e al tempo stesso culturale e di proposta di assoluta eccellenza". Cita il capo dello Stato Giorgio Napolitano il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino per ricordare come ci sia stata una "drammatica caduta di attenzione" in Italia verso il Mezzogiorno e verso il tema del rapporto tra Sud e sviluppo nazionale e tra Sud ed Europa.
"Siamo convinti che una risposta reale e utile all'Europa possa venire solo nell'ambito di un posizionamento strategico del nostro paese in un'ottica chiara e decisa di sviluppo euro mediterraneo - dice ancora Iervolino - e' necessario cogliere il punto di equilibrio tra due problematiche, quella degli squilibri tra Nord e Sud dell'Italia e quella degli squilibri tra sponda Sud e Nord del Mediterraneo, con l'obiettivo di superare entrambi in una visione di sviluppo unitario, nazionale ed euroMediterraneo". "Il fallimento del 'sogno 2010' - spiega il vicepresidente di Confindustria Cristiana Coppola, alludendo alle speranze di sviluppo economico riposte nell'operativita' dell'area del libero scambio mediterraneo a partire da questo anno - noi lo consideriamo solo temporaneo".
E, avverte, "lo sviluppo del Mezzogiorno non puo' prescindere dal Mediterraneo". Occorre, pero', un adeguamento del contesto produttivo e infrastrutturale del Sud perche' diventi la piattaforma logistica sul Mare Nostrum; invece, "a fronte di una situazione di sempre piu' fitti scambi tra sistemi a rete, il Mezzogiorno si presenta ancora oggi periferico e diviso per l'insufficienza di dotazioni e per scarsa accessibilita' delle infrastrutture esistenti". "Rafforzare i rapporti con i paesi del Mediterraneo e' una sfida alla nostra portata - conclude Enrico Salza, presidente del Consiglio di gestione Intesa Sanpaolo - Napoli e le imprese del Sud sono le prime a poter beneficiare di questi mercati di sbocco. Intesa Sanpaolo e' pronta ad assisterle e affiancarle nei fatti e non con parole".
Salza ricorda a questo proposito l'acquisizione del controllo di Bank of Alexandria nel 2006, ma soprattutto la creazione del partenariato Euromediterraneo, pool di banche delle due rive del bacino, ad oggi con 12 membri e di cui Intesa Sanpaolo e' l'unico partner
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