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Gira il mondo in lungo e in largo alla ricerca di ragusani «dispersi» per il mondo, dai quali si son perse le tracce ma non le origini. Sebastiano D’Angelo, direttore dell’Associazione «Ragusani nel Mondo», globe-trotter per secondo mestiere, è andato a scovare una nutrita delegazione d’iblei in Paraguay, esattamente ad Assuncion e a Buenos Aires. Più o meno, 10 mila!
Esiti estremanente interessanti sul piano culturale e della ricerca etnoantropologica ha avuto una recente missione in Paraguay della Rete Regionale dei Musei dell’Emigrazione, con il Patrocinio dell’Assesorato Regionale al Lavoro, che ha posto in essere il primo storico contatto con le locali comunità siciliane da tempo ivi trapiantate . La delegazione siciliana, guidata da Marcello Saija, ordinario di Storia delle Istituzioni Politiche presso l’Università di Messina ed insigne studioso dell’emigrazione siciliana nel mondo, comprendeva anche il Direttore dell’Ass. Ragusani nel Mondo Sebastiano D’Angelo, l’esperta di emigrazione Erminia De Francesco , autrice di numerosi saggi e titolare di un dottorato di ricerca presso l’Università di Messina, ed il giornalista Mario Cavaleri, direttore fra l’altro della Rivista On Line Quisicilia, organo ufficiale dell’Assessorato Regionale di riferimento. In rappresentanza del Dipartimento Regionale dell’emigrazione era presente la funzionaria Angelica Leonarda.
In Paraguay vive una folta comunità derivata di siciliani , di terza e successive generazioni, calcolabile, secondo quanto dichiarato dallo stesso ambasciatore d’Italia Giovanni Marocco, in svariate decine di migliaia di persone. La maggior parte dei siciliani paraguagi è di origine iblea, ed ancor oggi le famiglie portano cognomi ricorrenti in provincia (Tumino, Occhipinti, Noto, Bellassai, Licitra, Lissandrello, Di Martino, Spatuzza, La Cognata,Cappello,Rivela, Di Natale, Migliore, Scollo, La Terra, Farruggio, Modica, Ammatuna, Barresi ecc. ) Il consistente numero la pone al vertice nel mondo intero come agglomerato ibleo presente in una sola nazione, molto piu’ delle realtà finora conosciute ed attenzionate. Le città iblee piu’ rappresentate sono Ragusa e Comiso, ma molti sono originari dei centri montani e del versante modicano.
Grazie all’invito della Rete Regionali dei Musei,diretta da Marcello Saija,l’Associazione Ragusani nel Mondo ha avuto l’opportuntà di attivare una prima presa di contatto con la lontana comunità iblea del Paraguay, che nella quasi totalità dei suoi appartenenti ha perso nei decenni ogni legame familiare, sociale e culturale con la terra da cui partirono i primi emigrati. Un pezzo significativo di collettività iblea, sia pure derivata, viva e presente in una lontana regione del mondo, trascurata e forse dimenticata, o forse meglio ancora semplicemente sconosciuta. Da sottolineare in particolare il caso della lontana colonia Trinacria, distante centinaia di chilometri da Asuncion, fondata sul finire dell’ottocento da coloni ragusani, ed ancor oggi a distanza di oltre un secolo abitata prevalentemente dai loro discendenti, tutti con cognome rigorosamente ibleo.
Nel corso della missione paraguagia è stato messo in scena ,con un qualificato cast artistico composto da musicisti e cantori di tradizioni popolari ,fra cui in particolare il noto cantastorie Nono’ Salomone, uno spettacolo di struggente bellezza,” Vi cuntu la Sicilia “, scritto e diretto dallo stesso Marcello Saija, con una sorta di rivisitazione della Sicilia degli ultimi secoli attraverso il canto, la recitazione ed il racconto di aneddoti , spunti e squarci di leggenda e storia vera del passato isolano.Lo spettacolo è stato successivamente replicato a Buenos Aires, in Argentina, incontrando ovunque il favore degli spettatori intervenuti.
Altro significativo momento culturale è stato rappresentato da un Convegno sulle origini dell’emigrazione siciliana in Paraguay, ospitato presso la sede dell’ex Parlamento Nazionale e presieduto dallo stesso Ambasciatore d’Italia Giovanni Marocco. Sono state illustrate nella circostanza le prime ricerche storiche finora curate dal prof. Marcello Saija e dai suoi collaboratori per far luce sul fenomeno migratorio dei siciliani in Paraguay. Il Convegno e’ stato chiuso con la firma di un importante protocollo d’intesa fra le Autorità locali e il Dipartimento Regionale all’Emigrazione, brillantemente rappresentato nella circostanza da Angelica Leonarda, che ha portato il saluto dell’Assessore Carmelo Incardona e del Dirigente del Servizio Pio Guida, manifestando nel suo breve ma appassionato intervento piena soddisfazione per l’importante svolta raggiunta nelle politiche regionali del settore.
A Buenos Aires la delegazione si e’ avvalsa del supporto organizzativo della Fesisur, retta da Carmelo Pintabona, mentre ad Asuncion l’ospitalità è stata curata dall’Unione dei Siciliani , realtà nata appena cinque anni fa, che raggruppa oltre mille siciliani della capitale paraguagia, e che e’ attualmente retta da Patrizia Giunta, originaria di Grammichele, dopo una iniziale presidenza di Carmelo Modica, avvocato discendente da pozzallesi .
Allo spettacolo di Buenos Aires erano presenti il Vice Presidente della Fesisur Filadelfio Oddo e fra gli altri la signora Pina Mainieri, presidente della piu’ importate e rappresentativa Federazione Italiana d’Argentina, la FEDIBA, che ha espresso vivo compiacimento per l’attività culturale proposta dalla Rete Regionale dei Musei. Un bel momento di socializzazione con la delegazione siciliana si è avuto presso il circolo Sicilia Bedda, composto in buona parte da siculo-argentini di origine iblea.Da sottolineare che la delegazione siciliana è stata accompagnata per tutta la durata della missione dal rappresentante legale della Fesisur Horacio Guillen, che ha curato il raccordo lungo l’asse Asuncion/Buenos Aires, insieme alla scultrice d’origine paraguagia Nelida Mendoza, presente nella Delegazione e da tempo residente in Sicilia.
“ Nei confronti dei discendenti di una lontana progenie, il cui ricordo si e’ affievolito nel tempo presso i familiari rimasti in patria, fino a scomparire del tutto, le Istituzioni Iblee e l’intera collettività ragusana hanno un grosso debito di riconoscenza, che è auspicabile venga prossimamente colmato con una maggiore attenzione e una voglia di attivare contatti culturali e sociali, mai finora coltivati”.
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