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Salute dei clandestini: I dieci punti delle buone prassi

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sabato 13 giugno 2009

La cerimonia della firma della bozza di buone prassi da sottoporre all’Ue come ultimo atto del progetto europeo He.re. ha chiuso il congresso internazionale “Clandestini, salute e ritorno”, organizzato nell'Hotel Terraqua di Marina di Ragusa dall’Ulss 20 di Verona e dall’Ausl 7 di Ragusa sotto l’egida dell’Unione europea e dell’Iom, organismo partner dell’ Onu per l’immigrazione.Il documento approvato

1. La persona in fase di rimpatrio, nel rispetto della dichiarazione universale dei diritti umani, dovrà ricevere un’adeguata assistenza sanitaria corredata da informazioni corrette, complete e facilmente comprensibili – quindi nella sua lingua - sul suo stato di salute. Informazioni che, trascritte, potranno essere utilizzate dai medici dei Paesi d’origine.
2. Una tessera sanitaria temporanea dovrà essere offerta ai clandestini in fase di rimpatrio da tutti gli Stati membri
3. Anche al fine di incentivare il rimpatrio volontario, si raccomanda la stipula di accordi bilaterali e multilaterali tra Stati membri e Paesi terzi. Gli accordi devono anche includere le garanzie per il controllo medico sullo stato fisico e mentale del paziente in fase di rimpatrio e la continuità delle cure
4. Per determinate malattie che potrebbero causare epidemie o che necessitino di cure prolungate i trattamenti dovranno essere conclusi nei Paesi Ue fino alla completa guarigione nel rispetto del “Regolamento sanitario internazionale dell’Oms"
5. In caso di specifiche necessità durante il viaggio o nella prima fase della reintroduzione nel Paese d’origine, il paziente potrà essere dotato, in continuità con la tessera stp, anche di un “passaporto sanitario” che contenga tutte le informazioni della tessera e che consentirà al paziente di ottenere tutte le prestazioni mediche e i farmaci richiesti dalla sua terapia.
6. Le strutture sanitarie europee che hanno in carico la persona in fase di rimpatrio dovrebbero coordinarsi - anche attraverso la collaborazione con Ong, agenzie internazionali e Croce rossa -, con le strutture sanitarie del Paese d’origine per garantire la prosecuzione dei trattamenti.
7. Occorre raccogliere in maniera sistematica i tipi di patologie, sia fisiche che mentali, più frequenti tra gli immigrati al fine di elaborare una banca dati sul web che, nel rispetto delle norme sulla privacy – possa essere messa a disposizione del personale sanitario sia europeo che di altri Paesi.
8. Al fine della circolazione delle informazioni sanitarie per la risoluzione rapida dei problemi. è auspicabile la creazione di un network internazionale stabile che includa i Paesi terzi e che si basi su gruppi di lavoro sia nazionali sia regionali per la ricerca e per la divulgazione delle informazioni.
9. Al fine di facilitare il processo di rimpatrio volontario, ferma restando la necessità di un coinvolgimento economico dei Paesi Terzi, questi dovrebbero avere la possibilità di richiedere all’Ue e alle altre agenzie internazionali, compresa la Banca mondiale, appositi finanziamenti per la tutela dei gruppi vulnerabili.
10. Si raccomanda agli Stati membri la creazione di attività comuni di formazione del personale, sanitario e non, che a vario titolo è coinvolto nel processo di accoglimento e rimpatrio.

 


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