Libia contro l'Europa. Stop a visti d'ingresso |
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| lunedì 15 febbraio 2010 | |
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Intanto, mentre le autorità di Berna non fanno commenti, la Commissione Europea "deplora" la decisione di Tripoli e valuterà una "reazione". La questione, assicura il commissario europeo agli Affari Interni Cecilia Malmstroem, "sarà discussa entro la fine della settimana". Sulla scelta libica esprime "seria preoccupazione" anche del ministro degli Esteri, Franco Frattini che a Sky Tg24 dice di aver chiesto ai libici "di ripensarci". Poi afferma che la disputa tra Tripoli e Berna è "una questione bilaterale che dobbiamo aiutare la Svizzera a risolvere, ma non a spese di Italia, o Francia o Malta". E spiega: "Avevo chiesto alla Svizzera di essere prudente: la sua decisione di fatto prende in ostaggio tutti i paesi Schengen". La sospensione dei visti di ingresso ai cittadini dell'area Schengen è stata resa pubblica oggi dal quotidiano online 'Oea', vicino a Seif Al Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi che titola: "Niente visti a cittadini di Paesi europei", rendendo chiaro che il provvedimento si applica non soltanto ai turisti, come era emerso ieri. Secondo quanto si legge sul quotidiano, domenica un funzionario libico ha confermato la decisione del governo di Tripoli "di sospendere la concessione dei visti ai cittadini di tutti i paesi europei". Il funzionario, che non vuole essere citato, ha spiegato che "la procedura si applica a tutti gli Stati che concedono visti Schengen. Il provvedimento non si applica dunque ai cittadini del Regno Unito". La radio svizzera italiana nel riferire la decisione delle autorità libiche, ha fatto sapere che non solo non saranno più rilasciati visti ai cittadini dell'area Schengen ma non saranno nemmeno ammessi coloro già in possesso del visto. Insomma, un caso diplomatico che fa scatenare critiche bipartisan. Per Margerita Boniver, presidente del Comitato Schengen, si tratta di "autolesionismo allo stato puro". L'aver esteso il divieto a tutti i cittadini dei Paesi Schengen potrebbe essere "un errore tecnico" da parte di Tripoli, che non avrebbe valutato a fondo le conseguenze della sua decisione. Certo è che la decisione delle autorità libiche per Francesco Tempestini (Pd) "non aiuta il miglioramento dei già delicati rapporti tra questo paese e il resto dell'Europa". La sospensione dei visti, aggiunge, "lascia sconcertati ed appare immotivata". "All'atto di approvazione del trattato di amicizia Italia-Libia - aggiunge Pietro Marcenaro (Pd) introducemmo uno strumento di monitoraggio sull'attuazione del trattato medesimo. Ritengo perciò doveroso da parte del governo riferire immediatamente in Parlamento su quanto sta accadendo". Una richiesta corale da parte dei Democratici. Secondo Rocco Buttiglione (Udc) ''fa bene l'Italia a sollevare il caso a Bruxelles, ma ci auguriamo che più che a verificare il comportamento svizzero serva a verificare il comportamento libico. E più che a Bruxelles, il governo italiano dovrebbe sollevare il caso a Tripoli, visto che vanta rapporti speciali. Sembra invece che il governo Berlusconi non sia in grado o non voglia sollevare alcuna questione spinosa con la Libia, come nel caso dell'immigrazione e della mancata sottoscrizione di Tripoli dei trattati internazionali per la protezione dei rifugiati internazionali''. Articolo letto 131 volteCondividi contenuto
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Tripoli, 15 feb. - Tensione alta tra Svizzera e Libia. E a farne le spese ora sono i cittadini dei paesi Schengen ai quali il governo di Tripoli ha sospeso la concessione dei visti di ingresso e revocato quelli già rilasciati. Una decisione presa come ritorsione nei confronti della Svizzera che ha inserito 188 personalità libiche (tra cui il colonnello Gheddafi e membri della sua famiglia) in una 'lista nera' ai quali è precluso l'ingresso nel Paese. La Farnesina si è mossa per verificare la "correttezza della decisione svizzera". E raccordandosi con gli altri paesi Ue-Schengen, chiederà che il caso "sia oggetto di discussione del prossimo Consiglio Affari Esteri del 22 febbraio".
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