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La cooperazione giudiziaria europea in materia civile e commerciale compie un altro passo in avanti.
Infatti, il 21 aprile 2009, la Commissione Europea ha presentato un Libro Verde ed un rapporto sullo stato di attuazione del principio di mutuo riconoscimento delle sentenze, in materia civile e commerciale, emesse negli Stati membri.
L'obiettivo perseguito è quello di favorire pienamente la libera circolazione delle stesse, eliminando gli ostacoli che limitano l'accesso alla giustizia estera da parte dei cittadini e delle imprese e compromettono il funzionamento del mercato unico.
A tal fine, si avvierà un ampio processo di consultazione con i professionisti del settore giustizia, che potranno presentare proposte di modifica ed indicare buone prassi nazionali ed internazionali, mirate ad una proposta di revisione di uno degli atti comunitari più importanti nel campo della cooperazione giudiziaria, il Regolamento UE n. 44/2001 ( cd. «Bruxelles I» ), da presentare entro la fine di quest'anno.
Ferme restando le materie escluse dal suo campo di applicazione, questo Regolamento concerne sia le controversie di natura civile-generale, sia quelle commerciali originate dai rapporti tra imprenditori.
In sintesi, esso detta i criteri e le regole per:
· determinare, tra i vari giudici nazionali potenzialmente interessati, quello più idoneo a risolvere la lite transfrontaliera, rispettando l'eventuale scelta compiuta dai privati e tutelando la posizione di alcuni soggetti deboli quali i consumatori e i dipendenti;
· garantire il riconoscimento e l'efficacia, nel territorio dell'Unione, delle sentenze emesse dal giudice di uno degli Stati membri così individuato.
Nelle prassi statali di attuazione di alcune norme del Regolamento, si sono riscontrate imperfezioni, distorsioni e divergenze, da eliminare o ricondurre ad uniformità.
In dettaglio, la Commissione vuole evitare l'avvio di procedimenti paralleli sulla medesima questione in più Stati membri ed il perdurare di taluni comportamenti ostruzionistici del giudice dello Stato in cui siano chiesti il riconoscimento e l'efficacia della sentenza emessa in altro Stato.
Inoltre, essa intende garantire maggiormente l'autonomia delle parti, come espressa negli accordi contrattuali oggetto di lite.
Infine, emerge la necessità di proteggere le imprese ed i cittadini europei nel contenzioso che li vede contrapposti a soggetti domiciliati in Paesi non appartenenti all'Unione, con particolare riferimento agli effetti delle sentenze pronunciate dai giudici di tali Paesi.
Questa preoccupazione è fondata, soprattutto se vista in prospettiva dell'imminente e tanto annunciata, quanto temuta, apertura dell'Area di Libero Scambio Euro-Mediterranea, che comporterà un incremento dei contatti commerciali con operatori di lingue, culture e tradizioni giuridiche diverse dalle nostre ( arabo-islamiche o africane ).
Antonio Cannata, avvocato
Fonte: Commissione Europea ( http://ec.europa.eu/justice_home/index_en.htm ).
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