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Economia, Unioncamere: Bilancio delle imprese 2009, +0,28%

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venerdì 29 gennaio 2010

Roma - Il bilancio 2009 si è chiuso per le imprese italiane con un + 0,28 per cento ed un saldo complessivo di 17.385 imprese, come risultato della differenza tra le imprese nate nei passati dodici mesi e quelle cessate nello stesso periodo. Dietro al saldo generale, tuttavia, si muovono le diverse anime dell’imprenditoria italiana: da un lato, continua la dinamica positiva delle società di capitali, aumentate di 45mila unità; dall’altro, la crisi sembra acuire le difficoltà delle imprese più piccole, soprattutto quelle di tipo individuale, che l’anno scorso sono complessivamente diminuite di 30mila unità, più della metà delle quali artigiane.
Questi i dati di sintesi più significativi diffusi oggi da Unioncamere, sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale sulla natalità e mortalità delle imprese condotta da InfoCamere, la società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane.
“Complessivamente questi dati ci danno il senso di una tenuta straordinaria del tessuto imprenditoriale italiano, che va al di là delle aspettative di tanti osservatori - spiega il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello (nella foto) -. L’azienda Italia ha continuato Dardanello - ha retto ad una crisi durissima che non ha ancora esaurito i suoi effetti e, anzi, la sua componente più dinamica si irrobustisce. Il continuo incremento delle società di capitali ci dice che la scelta di fare impresa è sempre più un progetto consapevole, che coinvolge competenze elevate e risorse adeguate. Il dato d’insieme, però, non deve farci sottovalutare l’allarme che viene dal mondo delle piccole imprese, in particolare dell’artigianato e dell’agricoltura. Un allarme che interpella con forza tutte le istituzioni pubbliche e il mondo del credito. Il miglioramento del quadro che stiamo rilevando da qualche mese –deve essere consolidato in fretta, innanzitutto ripristinando un regime di normalità nel rapporto banca-impresa. Migliaia di imprenditori, nei mesi scorsi, si sono dovuti arrendere perché si sono trovati, spesso senza motivo, privi del credito necessario. Grazie ad interventi opportuni, la spirale di sfiducia si è interrotta, ma l’emergenza non è finita". Per le imprese di minori dimensioni, aggiunge Dardanello, resta infatti il forte il rischio che i criteri di Basilea 2 penalizzino ulteriormente le condizioni di accesso al credito. "Alle istituzioni spetta invece il compito di sostenere e promuovere i processi di internazionalizzazione e il modello, oggi vincente, delle reti e delle filiere - ammonisce il presidente di Unioncamere -. Un modello di capitalismo moderno in cui vince chi impara a collaborare. Anche per favorire un recupero più rapido l’occupazione perduta in questi mesi, saranno fondamentali interventi che rendano più agevoli e vantaggiosi per le imprese i processi di aggregazione e innovazione. Perché da soli, come certificano i dati di oggi, è più facile perdere”.
Dal punto di vista territoriale, il risultato migliore è stato quello del Centro: oltre 9mila imprese in più. In attivo anche Nord-Ovest (+8mila unità) e Sud e Isole (quasi 5mila in più). Unica area in arretramento è il Nord-Est, che perde complessivamente 4.869 imprese. Tra le regioni, quattro hanno praticamente chiuso in pareggio (da Nord a Sud: Liguria, Basilicata, Sicilia e Sardegna); otto hanno fatto registrare saldi significativamente positivi (Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Campania e Calabria), altrettante hanno visto ridursi in modo apprezzabile la base imprenditoriale (Valle D’Aosta, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Marche, Molise e Puglia).
Tra i settori, a reagire meglio alla crisi è stato quello dei servizi alle imprese che chiude l’anno con quasi 15mila unità in più (l’86% di tutto il saldo). In campo positivo anche alberghi e ristoranti (quasi 8.500 imprese in più) e commercio (+6.500 unità), mentre dalle costruzioni, arrivano segnali di tenuta (+4.600). Tre i macro-settori che chiudono l’anno con il segno “meno”: l’agricoltura, che prosegue lungo il cammino della razionalizzazione (-19mila unità, in lieve accelerazione rispetto alle 17mila in meno del 2008); l’industria manifatturiera, dove si acuisce il processo di selezione avviato negli ultimi anni, con un’ulteriore riduzione dello stock di 5mila unità (l’anno precedente il saldo negativo si era fermato a poco più di 2mila); infine i trasporti (poco più di 1.000 imprese in meno), in linea con il risultato del 2008.


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