Mali, rilasciati i militanti di al-Qaeda: si attende la liberazione dei coniugi Cicala |
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| venerdì 19 febbraio 2010 | |
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I quattro islamisti, membri dell'Aqmi, sono stati ascoltati nel corso di un processo durato due ore presso un tribunale di primo grado nella capitale maliana, che li ha condannati per possesso illegale di armi a nove mesi di carcere, pena leggermente superiore alla durata effettiva della loro detenzione. Al termine del processo sono stati condotti verso una destinazione ignota e poi liberati nel corso della giornata, come hanno svelato fonti vicine al dossier. I detenuti rilasciati, gli algerini Mohamed Ben Ali e Tayed Nail, il burkinabe' Houd Harifo e il mauritano Beib Ould Nafaa, erano stati arrestati il 26 aprile del 2009 da una pattuglia dell'esercito maliano a Tadhac, 60 chilometri da Tessalit, nel Mali nordorientale. L'Aqmi aveva reclamato la scarcerazione dei quattro come condizione per liberare Camatte e Cicala. Dopo un primo ultimatum scaduto, l'Aqmi aveva dato tempo fino al 20 febbraio per soddisfare le sue richieste relative all'ostaggio francese e al primo marzo per quelle relative a Cicala. Recentemente il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner si e' recato due volte in Mali per esortare le autorita' locali ad accettare le condizioni poste dai rapitori. Fino a ieri, pero', le autorita' di Bamako si erano rifiutate di trattare con i terroristi, esortati in questo dall'Algeria, promotrice di una mozione internazionale per condannare il pagamento dei riscatti alle organizzazioni criminali. Articolo letto 217 volteCondividi contenuto
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Bamako, 19 feb. - Le autorita' del Mali hanno processato e liberato quattro detenuti islamisti alla vigilia dalla scadenza dell'ultimatum fissato dall'organizzazione di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi) per l'esecuzione del francese Pierre Camatte, rapito in novembre a Menaka, nel nord del Mali. Per l'italiano Sergio Cicala, sequestrato a dicembre in Mauritania assieme alla moglie di origine burkinabe', Philomene Kabour, l'ultimatum scade invece il primo marzo. Lo hanno detto fonti a Bamako all'agenzia di stampa panafricana Apa.
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